Da Opere Africane vol. 1 Rara International
1989
Aldo Mondino è un indio: la sua faccia è
segnata da tratti decisi come una xilografia. Alto,
magro, con un parlare scandito, raffinato, ama il
vino e gli alcoolici al punto da oltrepassare la sua
consueta euforia. Ma l'allegria gli sta dentro; mista
come nel cuore di Pandora alle altre virtù.
Due quelle che qui più ci interessano: la pittura
e l'ironia. Aldo è un alchimista riuscito:
tutto quello che segna diventa pittura, diventa oro,
come accadeva al mitico re Mida, suo sortilegio e
sua dannazione. E non è pittura di maniera,
che sempre scarta e ammicca, sempre gioca con tutte
le risorse del mestiere e della cultura. Se cercate
la casa della fantasia, delle favole e dell'iconoclastia
al tempo stesso, fatevi dare il suo recapito. Non
credo ci sia artista che si diverta di più,
che sappia giocare e profanare - tra apologia e derisione
- tutte le mitologie culturali. Se al gioco mai si
richiede uno stile, Aldo ce l'ha ed è quella
sapiente ironia che da intrusa abita la filologia,
col doppio registro dell'incanto e dell'invettiva.
Il vecchio genio di Freud, che ha sempre bazzicato
artisti mediocri, se avesse conosciuto Mondino gli
avrebbe sicuramente dedicato un corposo capitolo nel
suo "Motto di spirito"
Eugenio Miccini