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EUGENIO MICCINI - le opere -

Tratto da "LA SOCIETA ANESTETICA" 1975

Audiovisivo per due attori e diapositive.
Buio in sala e sul palco.

SPEAKER-(fc) Il mondo contemporaneo pare regolato dalla più mascherata delle metafisiche: la metafisica del fare, cioè da una Weltanschauung fondata sul primato del lavoro produttivo, dell'efficienza, del rendimento. (Luce sul palco)
A.1- Verso la fine del secolo scorso Nietzsche aveva descritto nella "Gaia scienza" questo vizio del mondo contemporaneo: "Gli uomini si affannano a produrre, sentono la vergogna per l'otium, per la meditazione, per il riposo". Nella frenesia del fare qualcosa piuttosto che nulla, periscono tutte le forme e la capacità di percepirle. "E se vi è ancora - scrive - un piacere alla vita socievole e alle arti, è il piacere che si procurano gli schiavi morti di fatica".
A2- Da questo 'esprìt bourgeois' nato con il capitalismo moderno il primato del fare e il senso di colpa per tutto ciò che si oppone a quella metafisica sono reciproci e si situano all'origine dell'alienazione dell'uomo contemporaneo e della sua in autenticità. Il tempo libero, dacchè viene inconsciamente sentito come il tempo della colpa, come il tempo che non si inserisce nel mondo dei doveri, nel mondo etico dell'attività produttiva, finisce per degradarsi in pure evasioni, in una qualunque forma dell' alienazione.
A1- Queste idee 'epocali' nelle quali l'uomo smarrisce il raccoglimento e la contemplazione, richiamano perentoriamente il concetto di lavoro, non già come appropriazione del mondo e come liberazione dell'uomo che dà un fine alla propria attività (Russler e Ruge), ma come autoalienazione dell'uomo in un mondo che non gli appartiene (Marx).
A.2 - Esattamente non gli appartiene - se non nella astratta definizione che dimentica le stratificazioni sociali con i relativi conflitti - non gli appartiene, dicevo, il fine ultimo del proprio lavoro. E per una paradossale contraddizione, che è contraddizione politica, quest'ultimo fine gli viene espropriato massimamente nel momento in cui questa civiltà, mentre contrae pericolosamente il potere d'acquisto da parte di chi effettivamente produce, lo spinge poi freneticamente al consumo mediante immensi apparati persuasivi. Accanto, quindi, a una metafisica del fare si colloca una metafisica del fruire ed entrambe richiedono quella violenza coercitiva che investe non solamente il tempo di lavoro ma anche il tempo libero.
A . 1 - In questa alienazione totale ogni 'libera' attività risulta condizionata alla mercé dell'industria del divertimento, alla mercé dell'industria culturale, che manipola i mass-media non già come mezzi di comunicazione di massa ma come mezzi dì comunicazione per la massa.
A. 2 - Accanto a queste false attività possiamo collocare tutte quelle reattività che sembrano un' illusoria risposta al condizionamento e che in definitiva manifestano una patetica e minacciosa inautenticità comportamentale. La ricerca di uno stordimento sensoriale e vitale, la perdita dell'identità nel rombo artificioso delle motociclette, nella vertigine della velocità, nel fragore delle orchestre e degli apparecchi sonori, nell'alcool e nelle droghe, nei contorcimenti delle danze moderne e nelle eccitazioni ritmiche, nella faziosa e intollerante rissa ideologica, nella violenza privata, nell'esaltazione della forza e della virilità, nelle sollecitazioni alla competizione, nel vitalismo sfrenato, insomma nell'anestesia del fare e nell'acritica subordinazione a tutte le imposizioni, la perdita, dicevo, dell'identità cerca ovviamente di ignorare quella che è realmente una ricerca di autenticità, credendosi illusoniamente il suo contrario. In questa illusione essa cerca un'ideologia. Cerca di storicizzare non già il nulla che le sta dietro, con speciosi riferimenti alle filosofie del disastro, ma la catarsi purificatrice della violenza. Una sorta di fascismo mistico, per così dire, anche inconsapevole, che finisce per tramandare una reale alienazione storica, che è poi quella del nostro capitalismo moderno e del mondo contemporaneo.