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biografia
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TOMMASO BINGA- le opere -

da "SINE AESTETICA SINESTETICA" -1990- Editrice Empiria Roma
Ho iniziato la mia attività artistica nel 1971 con una sorta di scrittura iconica; installavo nei vuoti sagomati dei contenitori di polistirolo una serie di figure come presenze sceniche ammiccanti. Successivamente nel 1974 ho elaborato un esercizio di scrittura come indistinzione dei segni Scrittura asemantica, non cancellazione della scrittura ma scrittura come cancellazione. Ho legato nel 1976 insieme questi momenti base della mia ricerca proponendo sagome del mio corpo come lettere alfabetiche. Più di prima si è trattato questa volta di una scrittura inscritta, inscritta direttamente nel mio corpo. Ho già definito questo lavoro come Scrittura vivente in quanto è il mio corpo, il mio corpo, che mostra se stesso come scrittura. Affrancandosi dalla tirannia del segno diventa esso stesso segno. Si tratta di un segno-gesto che tenta di conferire alla scrittura un senso più globale, una fisicità più concreta e nello steso tempo una polivalenza di significati da opporre a ogni specializzazione riduttiva. Con il Dattilocodice nel 1978 la mia esperienza della scrittura compie una inversione di marcia. Il Dattilocodice è il risultato di una sovrapposizione di battute dei segni della macchina per scrivere: la sovrapposizione porta a un risultato che mi è consueto, ossia alla perdita della riconoscibilità immediata del segno stesso. Ma questa volta il processo di desemantizzazione si accompagna ad una condensazione di segni per cui i grafemi tendono ad acquistare una sorta di iconicità, appaiono come segni-immagini. E come se il cammino compiuto dalla scrittura cambiasse di direzione cercando una via verso una nuova definizione ideografica del segno. Nella serie Biographic del 1985 la scrittura per osmosi diventa pittura: è il supporto che l'assorbe e la dilata. Io cerco di mescolare l'archetipico con il futuribile, l'arazzo ed il computer; le lettere diventano personaggi, animali, cose; passato, presente, futuro in una sorta di ballata senza fine. La trama grossa della tela è il mio supporto ed è essa che mi conduce per mano. La pratica dell'arte come scrittura che è stata al centro dei miei interessi da quasi quindici anni ha trovato nell'uso della parola, del gesto e del corpo un suo esito direi organico (1981). Era logico che la parola trovasse un luogo d'espressione nella voce, nella poesia viva, nella performance. La parola scritta trova una carica nuova, si arricchisce dell'energia corporea e così la parola orale stabilisce un tramite energetico più diretto ed immediato tra il testo ed il fruitore.