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da "SINE AESTETICA SINESTETICA"
-1990- Editrice Empiria Roma
Ho iniziato la mia attività artistica nel 1971
con una sorta di scrittura iconica; installavo nei
vuoti sagomati dei contenitori di polistirolo una
serie di figure come presenze sceniche ammiccanti.
Successivamente nel 1974 ho elaborato un esercizio
di scrittura come indistinzione dei segni Scrittura
asemantica, non cancellazione della scrittura ma scrittura
come cancellazione. Ho legato nel 1976 insieme questi
momenti base della mia ricerca proponendo sagome del
mio corpo come lettere alfabetiche. Più di
prima si è trattato questa volta di una scrittura
inscritta, inscritta direttamente nel mio corpo. Ho
già definito questo lavoro come Scrittura vivente
in quanto è il mio corpo, il mio corpo, che
mostra se stesso come scrittura. Affrancandosi dalla
tirannia del segno diventa esso stesso segno. Si tratta
di un segno-gesto che tenta di conferire alla scrittura
un senso più globale, una fisicità più
concreta e nello steso tempo una polivalenza di significati
da opporre a ogni specializzazione riduttiva. Con
il Dattilocodice nel 1978 la mia esperienza della
scrittura compie una inversione di marcia. Il Dattilocodice
è il risultato di una sovrapposizione di battute
dei segni della macchina per scrivere: la sovrapposizione
porta a un risultato che mi è consueto, ossia
alla perdita della riconoscibilità immediata
del segno stesso. Ma questa volta il processo di desemantizzazione
si accompagna ad una condensazione di segni per cui
i grafemi tendono ad acquistare una sorta di iconicità,
appaiono come segni-immagini. E come se il cammino
compiuto dalla scrittura cambiasse di direzione cercando
una via verso una nuova definizione ideografica del
segno. Nella serie Biographic del 1985 la scrittura
per osmosi diventa pittura: è il supporto che
l'assorbe e la dilata. Io cerco di mescolare l'archetipico
con il futuribile, l'arazzo ed il computer; le lettere
diventano personaggi, animali, cose; passato, presente,
futuro in una sorta di ballata senza fine. La trama
grossa della tela è il mio supporto ed è
essa che mi conduce per mano. La pratica dell'arte
come scrittura che è stata al centro dei miei
interessi da quasi quindici anni ha trovato nell'uso
della parola, del gesto e del corpo un suo esito direi
organico (1981). Era logico che la parola trovasse
un luogo d'espressione nella voce, nella poesia viva,
nella performance. La parola scritta trova una carica
nuova, si arricchisce dell'energia corporea e così
la parola orale stabilisce un tramite energetico più
diretto ed immediato tra il testo ed il fruitore.
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