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GIOVANNI BATTISTA AMBROSINI - le opere
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Quando parlo di energia,
non c'è alcun riferimento all'ambito del
visibile, o a qualcosa che sia percepibile al
tatto piuttosto che all'occhio, parlo di un elemento
astratto che è percepibile attraverso le
sensazioni; non è dunque un'energia traducibile
in forma, ma un'energia che c'è e sento.
Bisogna catturare queste energie e restituirle
perché non vadano perse, per questo tendo
a cancellare qualsiasi forma di soggettività
nel mio lavoro, lasciando che siano gli elementi
eterni a lasciare traccia della loro energia.
G.B. Ambrosini
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Lineare-Diagonale
Questa pittura che intenderebbe essere un
energico ritorno alla impositività della
forma e che in effetti ha la valenza che le deriva
da un operare compiuto per riga e squadra, si
fa attribuire da sè quale prodotto di un
soggetto assente, del tutto impersonale. Ma è
proprio qui che risiede il dato più inquietante,
dovuto alla tranquillità apatica e indifferente
con cui la rigorosa e rigoristica esecuzione del
disegno si espone, quale risultato di una capacità
di procedere anche in assenza delle spinte e delle
controspinte dell'emozione. In tutto ciò
sembra valere soltanto la semplicità della
messa in esecuzione di un immaginario che da un
lato ambisce alla facilità e che dall'altro
si avventura nelle zone della grande arditezza
con una indubbia nudità del sapere dell'animo,
sia pur sorretta da un'accortezza stilistica che
è frutto di studio e di cultura...
Cesare Milanese
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scritti
Cesare Milanese
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Una
via secca della pittura
L'opera di Giovanni Battista Ambrosini viene forse
da lontano: nei suoi esiti recenti non pare presumere,
tuttavia, degli antefatti: ce li ha, ma non li
presume, se non per quel processo di perdita inesorabile
di referenti naturalistici, di riduzione progressiva
della mimèsi fino all'astrazione assoluta,
che richiama la vicenda di Mondrian: dall'albero
al neo-plasticismo. A volere ostinarsi nella ricerca
di alcune analogie, certo potremmo vedere, anche
in opere recenti, nei "segni" di Ambrosini
una specie di amnesia iconica: rami d'albero salienti
o radici calanti, viluppi e intrichi, ridursi
di corpi verso le cime...
Ma è già, questo, un discorso di
morfologia e sintassi che, semmai, trova altrove
altre valenze simboliche, allegoriche, non mimetiche.
Tuttavia, all'interno del suo lavoro degli anni
'80-90 c'è una cesura, non esclusivamente
cronologica. C'è una sorta di indecisione,
che è plastica e sintattica, tra quiete
e dinamica dei piani, o meglio tra "metro"
e "ritmo". Ma di questo parlerò
più avanti. Intanto mi preme collocarlo
in quell'area che per convenzione si dice "astratta"
e che oggi, anzi ora "ritorna" con qualche
antica motivazione assiologica: "Quanto più
terrificante diventa il mondo (com'è appunto
il mondo d'oggi) tanto più l'arte diventa
astratta...", scriveva Kandinsky in un suo
diario del 1915.
Eugenio Miccini
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scritti
Eugenio Miccini
Vittorio Gelmetti
Francesco Bartoli
Luigi Scoppola
Ervedo Giordano
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LE
MILLE E UNA NOTTE - Casa Editrice Empiria, Roma
- (1993)
Le lunghe notti dell'arte
Questo di Ambrosini è un libro veramente
strano e particolare. L 'artista viterbese, il
"nuovo etrusco", realizza delle pagine
che hanno una numerazione progressiva nel fondo
nero, numerazione anche e soprattutto ossessiva
che diventa una precisa texture che a sua volta
apre una mònade (una finestra della mònade)
al suo interno, per lasciare spazio alla visione
di un' opera specifica dell' autore oppure di
alcuni schizzi "ad imitazione di" citanti
l'opera di Van Gogh, Cézanne, Renoir, Gauguin,
Monet, Picasso, Modigliani, oppure ancora di alcune
definizioni di natura concettuale relative alla
filosofia dell' arte. Il titolo "le mille
e una notte" è spiegato (si fa per
dire) dall'ultima immagine, con il fondo tutto
nero, senza numerazione, la cui finestra dà
su un disegno raffigurante moschea, luna, stelle
e mezzaluna. Un omaggio all' Islam? Un parteggiamento
per Saddam Hussein? L'artista si appaga, è
felice, nel mare nero della calma tropicale, nella
finta rassegnazione ad un "ésprit
de geometrie" che è invece un gorgo
pieno di vita sotterranea, pronto ad esplodere
al primo cenno di attenzione. La continua contraddizione
tra gli angoli acuti della geometria secca e le
morbide curve degli schizzi progettuali, si sviluppa
di pagina in pagina accompagnandoci per mano fino
alla fine, ansiosi come siamo di scoprire chi
è l'assassino. Ma nulla ci verrà
svelato; il rinvio è alla notte poetica,
alla lunga notte dell' arte. In questo libro Ambrosini
va oltre i suoi oggetti neri, aggressivi e taglienti
come scimitarre; va oltre il suo usuale modo di
progettare intersezioni visuali. Esperimenta per
la prima volta un discorso poetico, semina germi
di inquietudine, alleva serpi nel seno, desidera
la donna di altri. Ha il coraggio di rischiare
un' ouverture azzardata, spalanca con decisione
la finestra della mònade leibniziana e
guarda fuori. Si guarda e si vede, vede il suo
operare artistico e le sue pulsioni, la sua voglia
di modificare costantemente dimensioni e situazioni
già raggiunte e definite.
Sarenco
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scritti
Sarenco
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OUROBUROS
Dal suo osservatorio in frazione di Tobia, Giovanni
Battista Ambrosini vive solo geograficamente isolato,
ma poi in verità ben informato coi suoi
continui viaggi e in contri con amici artisti
e poeti "visivi", coi quali ha un sodalizio
volante da oltre vent' anni.
Qui si è rifugiato, transfuga dal caos
di una Facoltà di Architettura alla fine
degli anni sessanta, scegliendo un lavoro "ambientale"
cui collabora dall'interno di una Facoltà
Scientifica come Agraria della vicina Viterbo
(rimboschimenti, disegno del continuum naturalistico-scultoreo)
e -sua attività principale- dipingendo,
cuocendo ceramiche dipinte (va spesso in Liguria,
dove frequenta officine dalla lunga storia nell'arte
contemporanea "in ceramica"), realizzando
sculture, libri-oggetto d'artista.
L'attraversamento di tutti i media è un
portato del suo inserimento nella grande famiglia
artistica di Fluxus, che lo ha sottratto sin dall'inizio
alle seduzioni della decorazione e del design
e alle logiche del formalismo di mercato.
Ma non lo ha allontanato dalla sua vocazione di
pittore nato, che pur nello sbandamento culturale
così diffuso dell'ultimo quindicennio persegue
con una qualità e libertà encomiabili.
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scritti
Simonetta Lux
Lorenzo Mango
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