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Essere giunti alla fine di un percorso e percepirne
gli esiti finali, ha fatto crescere in me l'idea di
realizzare un "Giardino" nel luogo dove,
nel bene e nel male, ho trascorso gran parte dei miei
50 anni.
Un Giardino, che nel mio pensiero non riuscivo ad
identificare come entità unica e ben definita.
Un Giardino, come luogo dove il terrifico e il dolce
non si escludono.
Un Giardino, come luogo che c'è? O Giardino
come luogo che non esiste?
Un Giardino, che sia né Ade né Eliso.
Un Giardino, come dimensione dell'incerto.
Un Giardino, dove l'identità arte vita, si
concretizza in visualità simulacro.
Un Giardino, dell'Amore E della Morte.
Come sempre il fatto di vivere intensamente il flusso
della vita e di non essere possessore di alcuna certezza,
mi ha portato a coinvolgere in questo mio progetto
più entità di diversa provenienza. Comincerò
dalla famiglia che, per mia consuetudine, gioca sempre
un ruolo fondamentale nel mio pensiero e di conseguenza
nei miei progetti.
Anna la compagna, l'amata, la prediletta, il femmineo,
la madre.
Marco il primogenito.
Francesco il secondogenito.
A chi dedicare quest'opera se non a loro, che mi sono
ancora vicini.
Un riconoscimento a parte va a mia madre che ha saputo
mantenere questo luogo.
Giovanni Battista Ambrosini
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